Qual era l’obiettivo sbandierato dalla sinistra? Distribuire pipe del crack per ridurre il consumo della sostanza? Frottole. L’ideona della giunta Pd di Bologna, annunciata in pompa magna nei giorni scorsi, va letteralmente - anzi numericamente - contro ogni logica. E basta spostarsi poco più a nord, a Parma, per inchiodare i progressisti. Anche qui, infatti, i supporti in alluminio per fumare cocaina sono molto in voga. Anzi: si stanno proprio moltiplicando col passare degli anni. Dati del Dipartimento assistenziale integrato salute mentale e dipendenze patologiche (sotto il cappello dell’Azienda unità sanitaria locale e dunque della Regione Emilia-Romagna) alla mano, nel 2022 nella città ducale sono state regalate cento pipe da crack a sessantatré persone «per fronteggiare i rischi per la salute dell’emergente consumo sulla strada». Due anni dopo, nel 2024, sapete com’è finita? Che le pipe distribuite per le vie di Parma sono diventate trecentosedici. I tossici che si fanno sui marciapiedi, nei parchetti e nei sottopassi sono più che triplicati. Altro che «riduzione del rischio di trasmissione di malattie infettive».
Altro che «promozione di pratiche di consumo più sicure». Altro che «attività di consulenza e supporto in strada». L’unica cosa che è cambiata è la “qualità” delle boccate di pipa. Del resto, si legge nel report del 2022, prima la cocaina basata veniva «preferibilmente fumata mediante bottigliette di plastica da mezzo litro (riempite per metà di acqua)» ma anche attraverso «supporti “di fortuna” come le lattine di bibite o birra trasformate in fornelletto per aspirarne il fumo attraverso l’imbocco» o «pipette auto costruite con pezzi di tubo e raccordi idraulici» o ancora «quelle per fumare marijuana, acquistate per pochi euro nei China Market».














