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Mercoledì una manifestazione a favore della Palestina ha fatto finire tre chilometri prima, e senza un vincitore, l’undicesima tappa della Vuelta di Spagna maschile, la terza più importante corsa a tappe del ciclismo mondiale. Così come diverse altre volte in questi giorni alla Vuelta, e ancora prima a molti altri eventi del ciclismo su strada, oltre a essere a sostegno della popolazione palestinese le proteste erano contro la presenza nella corsa della squadra Israel-Premier Tech, fondata con l’obiettivo dichiarato di promuovere con lo sport l’immagine di Israele.

L’intensità delle proteste è legata anche al fatto che l’undicesima tappa ha avuto partenza e arrivo a Bilbao, nei Paesi Baschi, dove per via del forte movimento separatista locale c’è una storica e forte vicinanza alla Palestina.

Una bandiera basca e diverse bandiere palestinesi il 3 settembre a Bilbao, in Spagna (Tim de Waele/Getty Images)

Oltre che per le questioni legate all’uso di grandi manifestazioni sportive come strumento per far parlare di temi extrasportivi, la recente manifestazione pro Palestina alla Vuelta ha fatto discutere per altre due ragioni: la sicurezza dei corridori in situazioni di questo tipo, e il dibattito sulla presenza alla Vuelta della Israel-Premier Tech. Si è parlato di una chat tra corridori in cui diversi di loro avrebbero chiesto l’estromissione o il ritiro della squadra, e di quella possibilità ha parlato anche Kiko García, direttore tecnico della Vuelta. La Israel-Premier Tech ha detto di voler continuare a correre la Vuelta, la cui nuova tappa è in programma oggi e la cui ultima sarà il 14 settembre.