«Sarebbe un grande errore utilizzare il fenomeno dei dazi come scusa per ridurre la presenza o per evitare di venire in America a fare business. Sarebbe un’occasione persa». Stefano Barrese, a capo della divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, sta accompagnando a San Francisco una missione con 12 piccole e medie imprese italiane nella Silicon Valley. Un tour tra le sedi della Big Tech e i centri di ricerca delle principali università per approfondire le opportunità dell’Ia, incontrare venture capitalist e avere scambi con soggetti istituzioni o consulenti per la parte regolatoria. Un viaggio nell’ecosistema californiano che genera un terzo del pil mondiale, grazie al quale il banchiere si dice «sempre più convinto che questo è il nostro secolo: perché nel mondo - a differenza di quanto avviene in Italia - c’è sempre meno presenza di manifattura, di industria. Negli Stati Uniti sono molto bravi nel costruire software utilizzando l’intelligenza artificiale, ma poi guardano alla capacità degli italiani per integrarlo all’hardware, con strumentazioni che poi fanno sì che la macchina funzioni».

Mentre Donald Trump parla di «reshoring manifatturiero», le opportunità per le imprese italiane Oltreoceano si traducono in nuovi presidi commerciali, acquisizioni «per installare factory», ingresso di investitori fino allo scambio di know how. «Gli Stati Uniti - sintetizza Barrese - sono e rimangono la geografia più interessante per quello che riguarda i percorsi di innovazione. Le aziende che abbiamo portato nella Silicon Valley, non a caso, sono interessate a tecnologie, per esempio dell’Ia, da applicare alle loro produzioni tradizionali».