L’adagio “piccolo è bello” sembra ancora più superato nell’era dei dazi. Tra minore accesso al mercato americano, aumenti dei costi per spedire le merci Oltreoceano, difficoltà - in tutta la catena globale - negli approvvigionamenti di materie prime e beni strumentali, la stretta tariffaria voluta dalla Casa Bianca rischia di strozzare le micro e le piccole imprese italiane. Confartigianato, non a caso, ha paventato una riduzione dell’export per questo segmento fino a 3 miliardi.

Ice e Istat - nell’ultima edizione del rapporto “L’Italia nell’economia internazionale” - hanno stimato che nel nostro Paese ci sono «6mila imprese, con oltre 140mila addetti», altamente «vulnerabili di fronte alla svolta protezionistica dell’amministrazione statunitense». Se tutte sono «esposte in modo diretto a rischi potenziali elevati», di queste circa l’80 per cento sono «imprese di piccola dimensione e con governance domestica». L’ufficio studi di Confartigianato è andato oltre e ha stimato che i dazi al 15 per cento americani sui beni europei rischiano di far saltare fino a 33mila posti di lavoro in tutta la produzione italiana, una parte dei quali all’interno di micro e piccole imprese. Proprio questo mondo - che vale il 95 per cento del made in Italy con oltre 4 milioni di aziende - potrebbe dover rinunciare a quasi un terzo - tre miliardi - degli 11 miliardi di fatturato verso gli Stati Uniti.