Oggi è il 4 settembre. Notifica da Google Calendar: “Partenza con la Global Sumud”. Silenzio la notifica e mi rassegno all'idea che l'attesa, qui a Catania, durerà ancora qualche giorno. Ho la sensazione, anche parlando con qualche collega pronto all'imbarco e alcuni attivisti incrociati alla fermata della navetta che ci porta nel luogo del training, che tutto questo tempo che ci separa dal momento in cui salperemo abbia un po’ spento gli animi. «Più passano i giorni, più pensi alle ipotesi di scenari possibili. Fa capolino la preoccupazione», mi dice Enzo, un attivista veneto che ha già conosciuto la detenzione in Israele.

Mentre chiacchieriamo, do uno sguardo alle agenzie e vedo un flash che riporta la risposta di Giorgia Meloni a Elly Schlein che ieri le aveva chiesto di garantire protezione alla delegazione italiana. «Il governo italiano assicura che saranno adottate tutte le misure di sicurezza dei connazionali all'estero in situazioni analoghe», recita il testo. Tra i 35 della delegazione italiana c'è chi storce il naso. «Come fanno con Trentini (l'italiano detenuto in Venezuela, ndr)», sospira qualcuno.

Meloni risponde a Schlein: “Flotilla? Meglio canali alternativi, ma tuteleremo gli italiani”