“Quando non sai che fare, fai il tuo dovere”, sostiene un antico adagio. Ma qual è il dovere di chi assiste allo sterminio che si sta consumando a Gaza? Certamente bisogna tenersi informati e ci si deve indignare anche pubblicamente. Tutto qui? No. Almeno per quei siciliani, e sono tanti, che hanno deciso di partecipare a bordo o a terra alla Global Sumud Flotilla. Per chi non lo sapesse (e sarebbe davvero preoccupante) trattasi dell’insieme di imbarcazioni che porteranno generi di prima necessità a Gaza sperando che venga aperto un corridoio umanitario e che i viveri raggiungano il popolo palestinese. Un popolo che sta letteralmente morendo di fame.
Morire di fame è un problema del quale la popolazione occidentale ha smesso di preoccuparsi da almeno due generazioni. Casomai esiste il problema opposto: morire di sazietà. In Italia – rileva l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (organo del governo) – si sprecano ogni anno circa 5,2 milioni di tonnellate di cibo che si perde senza essere mangiato. Oggi lo status che ci identifica e per il quale con maggior veemenza rivendichiamo diritti e tutele è quello di consumatori. A Gaza purtroppo non c’è più nulla da consumare.
















