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4 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 10:21
Quando lo scorso gennaio la diocesi di Bolzano e Bressanone pubblicò un dossier indipendente curato da un studio di Monaco sui casi di sacerdoti pedofili che per anni, in alcuni casi decenni, hanno potuto indisturbati palpeggiare, spogliare, abusare di bambini, bambine o giovanissime donne, si poteva leggere delle omissioni e delle responsabilità dei quattro vescovi che ignorarono o coprirono gli abusi. E a Ivo Muser, attuale vescovo, si riconosceva sì uno “sforzo sincero volto a migliorare e possibilmente ottimizzare l’approccio nei confronti delle persone offese”, ma venivano comunque contestati ben otto casi. Tra cui la mancata rimozione di un prete prescritto per cui la Curia ha risarcito oltre 700mila euro a vittima e famiglia.
È il caso di don Guido Carli, nominato collaboratore pastorale in Alta Pusteria proprio da Muser. L’alto prelato dopo la pubblicazione del dossier ammise che avrebbe dovuto “essere più severo nell’imporre e nel prevenire”. Ma comunque ha nominato un sacerdote pedofilo, per cui la curia ha dovuto pagato uno dei più alti risarcimenti della storia recente in un ruolo a contatto con adolescenti. Don Guido Carli nel 2003 fu arrestato per violenza sessuale aggravata. Fu assolto in primo grado, ma condannato in secondo grado a sette anni e mezzo e infine prescritto ma con l’obbligo per chi ignorò e non vigilò di risarcire economicamente la parrocchiana minorenne abusata: mezzo milione alla vittima e 100mila euro per ogni genitore. “Muser e il vicario generale Eugen Runggaldier” scrissero gli avvocati tedeschi nella relazione “hanno ammesso senza se e senza ma i propri errori. È proprio questa la cultura dell’errore che ci si dovrebbe auspicare anche per il futuro, essendo l’unico modo per ottimizzare progressivamente il sistema di prevenzione e quindi evitare futuri abusi e coinvolgimenti di persone”.






