Ma c’è proprio bisogno di anticipare la pensione?
Alberto Brambilla, esperto di previdenza e non solo, entra diretto nel tema: «Per le persone fragili, così come per i lavori usuranti, ci sono già norme adeguate a una tutela previdenziale anticipata, dall’Ape sociale alle pensioni di invalidità o di inabilità. Perché riproporre il tema del pensionamento anticipato quando l’Italia è il Paese con il minore numero di ore e il minor numero di anni passati al lavoro?».
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Per il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Durigon, ce n’è bisogno. Con le castagne e i funghi, dal sottobosco dell’autunno riemerge il tradizionale obiettivo di rimettere mano al sistema previdenziale. Le pensioni – al netto delle crisi internazionali e delle campagne elettorali regionali – si iscrivono, anche quest’anno, in cima all’agenda di governo, in vista della Legge di bilancio. Quest’anno, in abbinata con un altro fiume carsico del dibattito pubblico collegato al mondo del lavoro: l’uso del Tfr (Trattamento di fine rapporto). Il sottosegretario Durigon vuole offrire la possibilità di uscire dal lavoro con 64 anni di età e 25 di contributi, anche per coloro che non siano già tutti nel contributivo. Come? Utilizzando il Tfr accantonato all’Inps. La proposta e il meccanismo richiedono di riavvolgere il nastro, sul tema del Tfr, oppure, liquidare il tutto, come fa Elsa Fornero, definendo l’idea la “solita sceneggiata”, capace solo di creare più debito e quindi porre le condizioni – non auspicabili – di una brusca frenata, come nel 2011 quando lei divenne ministro del Lavoro nel Governo Monti, mescolando le lacrime per la manovra sulla previdenza, con parole ruvide: «Si deve amputare la gamba, per evitare che infetti tutto il resto del corpo». La gamba erano i cosiddetti “esodati”, che poi godettero di una decina di salvaguardie, costate miliardi ai conti dello Stato. Così come, prima, costarono gli scaloni e gli scalini, e dopo le quote: tutti interventi finalizzati a una qualche forma di pensione anticipata. Ma dicevamo, che cosa c’entra il Tfr con la pensione anticipata? Il Tfr c’entra un po’ con tutto. Innanzitutto, con il salario dei lavoratori. Sono soldi loro, che una legge dell’82 (riformando una norma dell’epoca fascista), decise di differire nel tempo. Circa il 7% della retribuzione viene accantonato, con l’impegno di liquidarlo a “fine rapporto”. Già, ma dove stanno questi soldi, in attesa del ritorno nelle tasche dei legittimi titolari, cioè i lavoratori? Per una vita sono state risorse conservate in azienda. Dal 2007, con la riforma della previdenza complementare (terzo Governo Berlusconi, legge 252/2005), si sono aperte due possibilità, diventate tre nella successiva legislatura.








