l sistema delle pensioni in Italia è «sostenibile, il sistema regge», assicura il presidente dell’Inps Gabriele Fava, intervenuto ieri all’evento di Affari&Finanza dedicato alla previdenza (qui il dossier speciale). Anche se le prospettive demografiche per l’Italia non sono splendide come osserva Linda Laura Sabbadini, statistica e chair di Women20, nel panel “Mappe previdenziali”, con l’editorialista di Repubblica, Maurizio Molinari: «L’Italia invecchia e si impoverisce. E questo è un problema sociale, oltre che di welfare». Proprio perché il sistema regge perché non usare il «tesoretto dei Tfr» custodito dall’Inps nel suo conto di Tesoreria per «rafforzare le pensioni future» di giovani e meno giovani? È la proposta del sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon. «C’è un ragionamento da fare e stiamo cominciando a farlo», annuncia il vicesegretario leghista.
Il “tesoretto” del Tfr
«Non dico di fare una sorta di “banca Inps” né di tornare ad esperimenti falliti come FondInps», prosegue. Quei soldi lasciati dai lavoratori in azienda e poi depositati dalle imprese presso Inps «non possono essere dirottati sui fondi complementari senza causare un problema ai conti della stessa Inps e dello Stato». Però, questa sarebbe la suggestione, «possono essere usati per produrre rendite che consentano alle persone di uscire prima dal lavoro». Abbassando così l’impatto del multiplo pari a 3,2 volte l’assegno sociale, alzato dallo stesso governo Meloni (era 2,8 volte con la legge Fornero), che dal 2030 consente ai “post 1996” che hanno maturato una pensione da almeno 1.700 euro al mese di uscire tre anni prima dell’età di vecchiaia. Oggi a 64 anni con 20 di contributi, dal 2030 con 30 anni di contributi e un’età che cresce con la speranza di vita. «Quel tesoretto, il Tfr, un tempo serviva per comprare la casa ai figli, oggi per il sostentamento del pensionato futuro».






