Il Ponte sullo Stretto non è solo una delle opere pubbliche più discusse della storia repubblicana. È anche un terreno di scontro simbolico e finanziario, in cui si intrecciano le esigenze di politica industriale, gli equilibri di bilancio e per qualche mese persino le strategie di sicurezza internazionale. Non stupisce, quindi, che negli ultimi mesi a Palazzo Chigi sia emersa l'ipotesi – poi tramontata – di far rientrare l'investimento nel perimetro delle spese militari da contabilizzare ai fini dell'obiettivo del 5% del Pil richiesto dalla Nato.

L'ipotesi militare

La suggestione nasceva da un passaggio contenuto nei nuovi accordi di cooperazione: l'Alleanza atlantica, nel ridefinire il concetto di “difesa”, ha aperto alla possibilità di includere alcune infrastrutture strategiche, considerate essenziali per la mobilità militare e la sicurezza dei collegamenti in caso...