A una manciata di giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico, Save the Children accende un faro sugli studenti con cittadinanza non italiana. Oggi sono circa 865mila, praticamente quasi 1 su otto (il 12,2% per l’esattezza), un valore quadruplicato rispetto a 20 anni fa (erano poco meno del 3% nell’anno scolastico 2002-03). I dati sono contenuti nel rapporto «Chiamami col mio nome. Un’indagine sugli studenti con background migratorio nelle scuole italiane», reso noto oggi, 4 settembre.
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Più di 3 studenti non italiani su 5 (il 65,4%) sono nati nel nostro Paese. In termini assoluti, la Lombardia, con più di 231 mila alunni - un quarto del totale - è la regione che registra la maggiore presenza, seguita da Emilia-Romagna e Veneto . Dal punto di vista dell’incidenza percentuale sulla popolazione studentesca totale, la prima regione è l’Emilia-Romagna (18,4%), seguita da Lombardia (17,1%), Liguria (15,8%), Veneto (15,2%) e Toscana (15,1%), in coda - con meno del 4% di alunni senza cittadinanza italiana sul totale degli alunni - Molise, Puglia, Campania e Sardegna.
I gap negli apprendimenti
Ci sono diverse disuguaglianze che colpiscono i minori con background migratorio. Gli studenti con background migratorio ottengono punteggi più bassi degli studenti di origine italiana alle prove Invalsi di italiano e matematica (ma più alti in inglese). Mentre tra gli studenti con background migratorio di prima generazione la dispersione implicita raggiunge il 22,5%, molto distante rispetto all’11,6% dei coetanei di origine italiana, il dato migliora notevolmente tra gli studenti di seconda generazione (10,4%) . Tuttavia, tra gli studenti senza cittadinanza più di un quarto non completa il percorso di istruzione secondaria di II grado. Gli studenti con background migratorio evidenziano anche tassi più elevati di ritardo scolastico : il 26,4% contro il 7,9% dei loro coetanei di origine italiana. Tra quelli di prima generazione, più di 1 su 6 (17,8%) ha ripetuto l’anno scolastico una volta, cosa che si verifica per poco più di 1 su 10 (11,5%) tra gli alunni di seconda generazione e che interessa solo il 4,6% degli italiani.







