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Oltre a non avere reso necessaria la vendita del browser Chrome, il giudice che si è occupato della grande causa contro il monopolio di Google ha accolto solo in parte le richieste del dipartimento della Giustizia statunitense per quanto riguarda la condivisione dei dati del motore di ricerca con altre società. Secondo la sentenza di martedì, Google dovrà offrire alla concorrenza parte del proprio indice di ricerca e i dati di utilizzo degli utenti, resi anonimi.
Queste richieste erano uno dei punti centrali della vicenda legale e in queste ore gli esperti stanno discutendo molto sulle implicazioni della decisione del giudice, anche per quanto riguarda la privacy degli utenti. Google potrà comunque fare appello contro la decisione e avviare altre iniziative legali, quindi è probabile che passino anni prima che siano eventualmente messe in pratica le nuove regole.
Il giudice ha valutato quattro categorie principali di dati che il dipartimento di Giustizia voleva obbligare Google a condividere con la concorrenza, in modo da ridurre la sua posizione di monopolio nelle ricerche online negli Stati Uniti (e di fatto in buona parte del resto del mondo).
1. Indice di ricerca











