NEW YORK – Google non dovrà cedere Chrome, il motore di ricerca più popolare a mondo, per mettere fine al suo monopolio nella ricerca online. Lo ha stabilito la giudice Amit Mehta in quella che è diventata un’altra storia americana di sopravvivenza e potere. L’annuncio ha fatto schizzare le quotazioni della compagnia: a Wall Street il titolo ha guadagnato oltre sei punti.

Il giudice ha riconosciuto che Google è monopolista nella ricerca online, come già stabilito l’anno scorso, e ha imposto alcuni rimedi: ha vietato alla compagnia di stipulare accordi in esclusiva per rendere Google Search, e i suoi prodotti collegati come Chrome, Assistant e Gemini, il motore o servizio predefinito. Google non potrà più pagare Apple, Mozilla, Samsung o altri per avere la propria ricerca come opzione unica o principale. La compagnia perderà contratti enormi, gli utenti avranno più possibilità di scelta, la concorrenza avrà più spazio, ma alla fine non ci sarà la cessione forzata di un asset chiave ed elimina una delle maggiori minacce al proprio impero

Quella emessa ieri segue la storica sentenza dello scorso anno, in cui Mehta aveva stabilito che Google aveva violato le leggi antitrust americane, mantenendo un monopolio nella ricerca online. «Google è un monopolista - aveva scritto nella sentenza - si è comportata come tale per mantenere il suo monopolio». Lo scontro legale tra il colosso tecnologico e il dipartimento di Giustizia, insieme a una coalizione di Stati, aveva portato alla più grande sentenza su un monopolio dai tempi di Microsoft, quasi 30 anni fa.