Una grande ammucchiata. Per tirare a campare fino a maggio 2027 e scongiurare il ritorno alle urne che significherebbe trionfo del Rassemblement national. Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, sta già preparando l’après-Bayrou, perché l’8 settembre l’attuale primo ministro, François Bayrou, ha speranze vicine alle zero di restare alle redini del governo.

Ieri, l’ultimo tentativo di riconciliazione con Marine Le Pen e Jordan Bardella, il duo alla guida del Rassemblement national che in questi mesi ha tenuto a galla il leader centrista, è fallito. «Il miracolo non si è prodotto», ha detto ai giornalisti il presidente del partito sovranista, Jordan Bardella, al termine del colloquio. Nemmeno a sinistra si produrrà il miracolo. Dalla France insoumise di Jean-Luc Mélenchon al Partito socialista, tutti i deputati di sinistra dell’Assemblea nazionale voteranno infatti contro la fiducia a Bayrou. È per questo motivo che Macron ha iniziato già ieri le consultazioni, riunendo all’Eliseo per un pranzo i suoi alleati, i leader del cosiddetto “blocco centrale”, Gabriel Attal (Renaissance), François Bayrou (MoDem) e Édouard Philippe (Horizons), e Bruno Retailleau, ministro dell’Interno e presidente dei Républicains, il partito gollista.