La scorsa settimana Savita Subramanian, Head of Us Equity & quantitative strategy di Bank of America research, presentando uno studio interno alla banca ha offerto forse una delle più lucide analisi della trasformazione produttiva che sta attraversando l’economia americana aprendo un’ulteriore frontiera sul rapporto tra Ai e lavoro: sostituire le persone con processi. Questa strategia non si limita alla semplice automazione, ma delinea un cambio paradigmatico nella gestione aziendale e nell’organizzazione del lavoro. Secondo questa analisi «un processo è quasi gratuito e replicabile per l’eternità». Questa affermazione cattura l’essenza della strategia di trasformazione del mercato: mentre i lavoratori comportano costi ricorrenti, necessitano formazione continua e possono essere soggetti a errori umani, i processi automatizzati una volta implementati operano con costi marginali minimi e garantiscono coerenza operativa.

La strategia si inserisce in quello che Subramanian definisce con Shakespeare un sea change: un’espressione che indica una trasformazione profonda e sostanziale che coinvolge una comunità o la società nel suo complesso. L’Ai quindi non sta semplicemente riscrivendo parte del mercato del lavoro ma, come le correnti marine o i venti, è una parte che contribuisce a un radicale cambiamento del sistema. Subramanian vede un cambiamento epocale nell’economia: le aziende sono state costrette dall’inflazione post-pandemica a fare di più con meno persone. L’intelligenza artificiale e l’automazione rappresentano l’acceleratore di questa tendenza, permettendo alle imprese di mantenere margini sani attraverso l’efficientamento operativo piuttosto che l’espansione della forza lavoro.