Dopo anni di investimenti in digitalizzazione, le banche retail continuano a scontare inefficienze strutturali nei passaggi intermedi dei processi, con impatti diretti su tempi, costi e pressione operativa, soprattutto nelle funzioni di compliance e controllo.
È proprio in questi snodi che si apre oggi una nuova direttrice di trasformazione: superare modelli digitali ancora frammentati e abilitare sistemi realmente integrati, capaci di orchestrare le attività end-to-end.
In questo scenario si inserisce l’AI agentica, ossia sistemi in grado non solo di analizzare dati ma anche di prendere decisioni e attivare processi complessi all’interno di framework controllati. Secondo il nuovo studio di Boston Consulting Group (BCG), realizzato in collaborazione con OpenAI, How Retail Banks Can Put AI Agents to Work, l’adozione di queste soluzioni può rappresentare un punto di svolta per il settore, con un potenziale aumento della redditività fino al 30% e una riduzione dei costi operativi tra il 30% e il 40% entro il 2030.
“La vera discontinuità dell’AI agentica non sta (solo) nei benefici economici, ma nella capacità di intervenire su quei colli di bottiglia invisibili che da anni limitano la produttività delle banche», spiega Matteo Radice, managing director e partner di BCG. ”Pensiamo, ad esempio, all’onboarding del credito: oggi i controlli su identità, antifrode e merito creditizio sono già automatizzati, ma il passaggio cruciale resta la sintesi manuale di queste informazioni. È qui che gli agenti AI introducono un salto di qualità, costruendo in tempo reale un profilo di rischio strutturato e verificabile che accelera il processo decisionale senza modificare i framework di controllo esistenti".







