L’abbattimento dei lupi attraverso la caccia non sarebbe una strategia efficace per ridimensionarne le popolazioni nelle aree in cui la crescita delle popolazioni sembra minacciare contadini, agricoltori e residenti delle comunità montane: non comporterebbe infatti un automatico calo delle predazioni del bestiame. Le ultime evidenze arrivano da uno studio americano, appena pubblicato sulla rivista Science Advances a più firme (Leandra M. Merz, Bernhard Clemm von Hohenberg, Nicolas T. Bergmann, Jeremy T. Bruskotter, Neil H. Carter). I ricercatori sono partiti dalla constatazione che l’espansione delle popolazioni di lupo in Europa e Nord Americo accresce il rischio di predazione del bestiame, alimentando un allarme sociale sempre più diffuso e inducendo la politica a prendere di mira il mammifero studiando strategie di contenimento, in primis la caccia. Eppure, pochi studi empirici – sottolinea la ricerca - hanno sin qui documentato l’efficacia della selezione del predatore per antonomasia e la sensazione diffusa è che ci sia spesso lasciati guidare dall’onda emotiva di proteste e lamentele. “Proprio così. – confermano gli studiosi, che sono partiti dai numeri, incontrovertibili - Utilizzando modelli di equazioni strutturali e nelle differenze di dati provenienti dagli Stati Uniti nord-occidentali tra il 2005 e il 2021, abbiamo analizzato l'impatto della caccia al lupo sulla predazione del bestiame da parte dei lupi e sulla rimozione dei lupi da parte del governo, tenendo in considerazione anche variabili sociali e ambientali”.
Cacciare i lupi non risolve il problema dei danni agli allevamenti
Un nuovo studio americano indica che gli effetti dell’abbattimento degli esemplari sono più controversi di quanto si immagini. Ma Ispra spiega: “Lo strumento p…







