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Uno dei peggiori disastri naturali ha distrutto un intero villaggio. I ribelli che controllano il territorio si appellano al mondo: "Aiutateci"

Una frana di proporzioni enormi domenica scorsa ha colpito la regione occidentale del Darfur, uccidendo più di 1000 persone. Dalle prime informazioni rilasciate dal gruppo dei ribelli del Sudan Liberation Movement-Army - movimento anti-governativo che controlla l'area senza aver preso parte attivamente ai combattimenti - il villaggio di Taransin è stato colpito e raso al suolo da uno dei peggiori disastri naturali della storia dello stato africano. "È sopravvissuta solo una persona", ha commentato il portavoce del gruppo dei miliziani che si è appellato alle organizzazioni umanitarie internazionali perché si attivino gli aiuti per recuperare i corpi, ancora sotto le macerie.

La situazione del Sudan non è delle migliori. Il Paese è coinvolto in una perenne guerra civile, l'ultima iniziata nel 2023, tra l'Esercito e le Forze di supporto rapido - Rsf -una fazione paramilitare pro regime islamico che si è resa protagonista di una serie di atrocità contro i civili. Al momento la maggior parte della regione del Darfur è inaccessibile alle organizzazioni umanitarie e all'Onu a causa delle continue restrizioni volute dai gruppi paramilitari e dai combattimenti in corso per il controllo dell'area. La regione, che confina a nord con la Libia, a ovest con il Ciad e a sud con il Sudan del Sud - ex regione autonoma proclamatasi indipendente nel 2011 - è stata oggetto di numerosi attacchi dal 2003, quando fu portato a termine un genocidio dove morirono oltre 300mila persone e ne lasciò senza casa oltre 2 milioni. Al momento quasi tutto il territorio è controllato dalle Rsf, che hanno creato un governo alternativo a quello centrale.