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2 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:13
Alcuni a casa, davanti al pc. Altri nelle aule, spesso accampati in spazi sovraffollati. Molti in ansia, con la sensazione che la loro carriera universitaria sia destinata a sei mesi di limbo. Per poco meno di 54mila ragazzi ieri è stato il primo giorno di università. Con il primo settembre, infatti, sono iniziate le lezioni del corso di laurea in Medicina e Chirurgia. O meglio, le lezioni del nuovo semestre filtro, introdotto dalla riforma voluta dalla ministra dell’Università, Anna Maria Bernini. La misura ha mandato in pensione il test d’ingresso per come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 25 anni. Tutti e 54mila gli aspiranti medici si sono potuti iscrivere senza restrizioni ma, al contrario di quanto annunciato in un primo momento dal governo, il numero chiuso è tutt’altro che superato. La selezione è solo rimandata, e gli studenti lo sanno. “Il governo ha trasformato il percorso in una gara a ostacoli che rischia di lasciare indietro migliaia di studenti e studentesse”, denuncia l’Unione degli Universitari (Udu).
Per le associazioni di categoria, la riforma non comporterà alcun beneficio per gli studenti. Bensì aumenterà costi, disuguaglianze e incertezze. Molti ragazzi sono preoccupati dal fatto che, dopo mesi di stress, studio e investimenti, il loro percorso accademico possa interrompersi. Costringendoli a cambiare strada a metà anno e a rimettere in discussione l’idea che avevano del loro futuro. “Il governo ha presentato questa misura come un passo avanti, ma non ha previsto né investimenti, né risorse aggiuntive“, denuncia Udu. Inoltre, la paura degli studenti è che questo modello aumenti ulteriormente la competizione, come avvenuto in Francia, dove adottano un sistema di selezione simile. “Dopo pochi mesi di corsi, chi non supererà i test nazionali sarà escluso: si tratta di un filtro posticipato che crea solo incertezza e precarietà – prosegue l’Unione -. A pagarne il prezzo saranno gli studenti, costretti a studiare senza garanzie sul loro futuro, ma anche le università, lasciate senza fondi per spazi, docenti e strutture. Affiancheremo gli studenti in ogni fase, anche con azioni legali, affinché il diritto allo studio non sia calpestato da logiche di propaganda e finte riforme”.









