VENEZIA - Chi c’era, in quel giugno del 1983, quando in Italia incombevano le elezioni politiche e i competitor si chiamavano Bettino Craxi, Ciriaco De Mita, Enrico Berlinguer, insomma, anche se era un altro mondo e sono passati quarant’anni, chi c’era ricorda nitidamente le immagini sputate dal piccolo schermo: un uomo che esce da un albergo con le manette ai polsi, i fotografi e i cronisti che gli sparano in faccia flash e domande, la folla che gli urla contro.
Quell’uomo era Enzo Tortora, l’artefice del successo della trasmissione televisiva Portobello, il “mercatino” con l’omonimo pappagallo che il venerdì sera riusciva a incollare davanti al piccolo schermo mezza Italia. Quella che è arrivata alla Mostra del cinema di Venezia, grazie al regista Marco Bellocchio, è la storia di uno dei più clamorosi errori giudiziari italiani, la parabola tragica della caduta di un uomo innocente. Portobello è una serie tv in sei puntate, le prime due sono state presentate ieri al Lido (in Sala Grande tra il pubblico anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio) e segnerà il prossimo anno il debutto della nuova piattaforma Hbo. Una serie che non è solo ricordo, ma anche denuncia politica e sociale. Nei confronti della magistratura, di un certo modo di fare informazione, di come la stessa opinione pubblica passi in un niente dalla venerazione alla forca.















