“Io sono totalmente innocente”. Il tempo della storia e il sistema giudiziario hanno risarcito la “vittima” Enzo Tortora, ma Marco Bellocchio sulla torta dell’eclatante caso di cronaca ci aggiunge qualche ciliegina a livello etico, politico e onirico. I primi due episodi di Portobello, la serie targata HBO presentata a Venezia 2025, dedicata al celebre presentatore tv incarcerato per reati di camorra e traffico di droga nel 1983, poi assolto da ogni accusa nel 1986, sono un discreto j’accuse sottoforma di cinema di genere (verrebbe da dire prison movie) dove si tirano i fili di un sistema socio-politico nazionale moribondo e in via di trasformazione a cavallo degli anni settanta/ottanta. Periodo che stuzzica da tempo Bellocchio a partire dalla drastica cesura dell’omicidio Moro su cui è tornato più volte sia in forma di film che di serie (e c’è pure una battuta pesantissima sulle BR in Portobello).
Quattro i pannelli descrittivi che aprono la serie: quello sulla trasmissione tv Portobello, quello sull’organizzazione criminale della Nuova Camorra Organizzata, una breve biografia di Enzo Tortora, infine il camorrista poi pentito Giovanni Pandico. Balzo immediato in medias res nel mezzo dello studio dove veniva programmato fin dalla sua prima stagione (1977) in diretta Rai Portobello. Un successo travolgente, un’escalation incredibile di spettatori (nell’ultima stagione, 1983, farà 28 milioni a puntata) che eleva Tortora (il mimetico Fabrizio Gifuni) , già volto noto della tv pubblica e privata dell’epoca (Antenna3), a signore assoluto del piccolo schermo. Bellocchio decide di mostrare Portobello in modalità Truman Show, con lo scavalcamento di campo dai televisori ai salotti delle case di quasi tutta l’Italia, zeppi di famigliole, amici e parenti incollati allo schermo. Tra questi spettatori c’è anche Pandico (Lino Musella, un vero mostro di bravura), detenuto in un carcere di massima sicurezza, deciso a spedire a Tortora un oggetto da rivendere in tv (Portobello fungeva principalmente da mercatino con acquisti al telefono ndr): una scatola di centrini fatti a mano. Da quel misunderstanding con la trasmissione e il presentatore – i centrini vengono smarriti – si svilupperà una sorta di vendetta malcelata e alquanto casuale che porterà il Pandico pentito ad accusare Tortora assieme ad altri 800 e rotti criminali in una maxi retata anticamorra.















