«Sono cresciuta in una famiglia laica mi sono interessata a Ann Lee perché è uno dei pochi esempi di leadership femminile in un campo dominato dagli uomini come la religione. Pensavo che meritasse qualcosa di grandioso e meraviglioso». Mona Fastvold è in concorso a Venezia 82 con The testament of Ann Lee, dedicato alla mistica che, dopo le predicazioni nella città natale, Manchester approdò nel 1776 a New York, e fondò con pochi seguaci, compreso il fratello, sulle rive dell'Hudson il movimento degli Shakers. Una setta, presto popolare tra i quaccheri, una sorta di società utopistica in cui si pregava con canti e danze per raggiungere l'estasi, dove si predicava l'uguaglianza, ma che riconosceva in lei, autodefinitasi «sposa dell'Agnello», una guida, la Madre. La metà femminile di Dio, così come Gesù ne era stato quella maschile. Tra i pochi precetti, l'astinenza sessuale, anche nelle coppie sposate. E il lavoro indefesso, di uomini e donne, nella produzione di oggetti e arredamenti di legno (oggi, peraltro, assai di moda).