VENEZIA - C’era qualcuno a cui piaceva agitato ma, forse, non aveva idea che si può raggiungere la Grazia “shakerandosi”. Di sicuro ci credeva Ann Lee, analfabeta mistica britannica vissuta nel 1700 a Manchester che professava un culto millenaristico capace di coagulare un gruppo di fedeli convinto che grazie a lei si sarebbe compiuta la Rivelazione attraverso dei riti ipnotici di musica e danza. Con Ann prende il via il movimento degli “Shakers” che pregavano assieme agitandosi, appunto, o meglio: “shakerandosi”.

La sua storia è raccontata in “The Testament of Ann Lee” della norvegese Mona Fastvold (suo è il precedente “Il mondo che verrà” del 2020 con Vanessa Kirby e Casey Affleck) in un inconsueto mix di biofilm e musical.

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«Ho costruito il film pensando continuamente alla musica, alla musica degli Shakers – dice la regista – ma non volevo realizzare solo uno biografia e nemmeno solo un musical. Dovevo trovare una modalità narrativa che riuscisse ad integrare i due registri; ho puntato allora a quei momenti di preghiera in cui la musica fosse parte integrante della vita di Ann Lee e non solo come una parentesi di danza e musica. Volevo, insomma, che la danza non fosse imposta ma diventasse una preghiera».