Poco più di un centinaio di chilometri di mare separano Taiwan dalla Cina. I caccia di Pechino impiegherebbero 5-6 minuti per raggiungere l’isola e attaccarla dal cielo. I missili ancora meno. E in più occasioni aerei e navi cinesi hanno violato lo spazio aereo e quello marittimo taiwanesi per dimostrare quanto poco gli ci vorrebbe per innescare un’invasione dell’isola, che la Cina comunista ha sempre ritenuto “roba sua”, fin da quando Taiwan si è costituita come Stato indipendente nel 1949. Per questo, ogni anno, sull’isola si tengono le esercitazioni Han Kuang, che simulano la risposta a un’invasione comunista. Le più recenti, svoltesi tra il 9 e il 18 luglio, hanno visto coinvolti 22mila soldati riservisti, il doppio di quelli che vi avevano partecipato nel 2024. La popolazione, a sua volta, si esercita sui comportamenti da tenere nel momento in cui le sirene di un vero attacco aereo dovessero risuonare in tutta l’isola. Da 76 anni i 20 e passa milioni di taiwanesi convivono con la paura dell’invasione cinese e del comunismo. E in tempi recenti, queste ansie sono state accresciute dalla dura repressione attuata da Pechino contro i movimenti democratici a Hong Kong, che hanno fatto svanire qualsiasi illusione sulla possibilità di “un Paese, due sistemi”, e dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. A ciò si aggiunga che l’amministrazione Biden aveva allertato Taipei che i cinesi potrebbero essere pronti a un’invasione già nel 2027 e che