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Da alcuni anni in Italia è in corso un grande tentativo di tornare a fare i film dell’orrore, dopo diversi decenni in cui ne sono stati prodotti pochissimi e con scarso successo. È un’operazione complicata, perché non ci sono più le conoscenze e l’esperienza per realizzarli bene e perché produttori e distributori sanno che anche gli spettatori appassionati del genere sono sfiduciati rispetto alla possibilità che un horror italiano possa essere un buon film. In più i pochissimi realizzati, tranne rare eccezioni, hanno confermato questo pregiudizio.
Per questo il fatto che alla Mostra del cinema di Venezia sia stato presentato un film horror italiano fatto come gli horror internazionali è a suo modo una notizia, oltre che l’apice di un lento processo di riconquista della fiducia nei propri mezzi di questo pezzo di industria. Si intitola La valle dei sorrisi ed è di Paolo Strippoli; uscirà in sala poco dopo la proiezione a Venezia, il 17 settembre.
La storia è quella di un maestro di ginnastica che dal Sud arriva in un paesino montuoso del Nord Italia. Lentamente capisce che tutti lì devono essere felici, per forza, e che la cosa è legata a uno dei suoi studenti, dall’aria inquietante, emarginato in classe ma considerato da tutti una risorsa preziosa da proteggere.









