I più preoccupati sono i sindacalisti. L’agenda del mese di settembre è piena di incontri e scadenze ma anche di punti interrogativi. Senza voler sostenere la retorica della desertificazione industriale, gli impegni di cui sopra riguardano tutti le grandi imprese. Si è cominciato già la scorsa settimana con il caso Ilva: Fim-Fiom-Uilm hanno già incontrato i gruppi parlamentari per spiegare la loro posizione.

Non considerano chiusa la vicenda con l’accordo di metà agosto al Mimit perché non avrebbe risolto alcuni dei nodi-chiave del futuro dell’impianto siderurgico e dell’area di Taranto. La nave rigassificatrice che il sindaco della città non vuole. Il sito dove verrà aperto il polo del pre-ridotto. «Noi cerchiamo una soluzione industriale che stia in piedi», dichiara Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim-Cisl. Il tutto in attesa che il 15 settembre sia individuato il soggetto privato che entrerà nel capitale dell’Ilva (Baku Steel? Jindal? Bedrock?) e che risulterà già impegnato a portare avanti la decarbonizzazione.