Ne è passato di tempo da quando il rosolio era appannaggio delle suore che a partire dal XVI secolo e soprattutto nei conventi del Sud Italia, lo realizzavano con formula segreta mettendo a macerare i petali di rosa nell’alcol. Rose e zucchero abbondavano e ne nasceva una bevanda di fragranza tenue e decisa insieme, specchio del poetico nome con il quale è arrivata a noi e la cui origine potrebbe derivare dal latino “ros solis”, ossia “rugiada del sole”. Il sapore beverino unito al piacevole colore acceso e alla gradazione alcolica moderata, fa uscire il rosolio dai conventi per diventare il liquore di matrimoni e banchetti, servito anche in Francia grazie a Caterina de’ Medici che porta oltralpe la propria passione per i liquori della tradizione italiana.
È un cordiale utile a rinfrancarsi dopo gli importanti pranzi della domenica, custodito da Nord a Sud in eleganti bottigliette di vetro che fanno capolino dalle credenze come pure dalle suggestioni letterarie del Gattopardo, dalle pagine di Pirandello e della favola di Pinocchio dove il burattino assaggia il rosolio racchiuso in un confettino ricevuto in premio per una buona azione dalla Fata Turchina.
Sulla scia del grande interesse per la miscelazione, il rosolio diviene protagonista di una riscoperta che lo porta a essere celebrato in un giorno dedicato, il Rosolio day, festeggiato il 1° settembre con iniziative in locali di varie località non solo italiane e appuntamento ormai fisso nel calendario del mondo della mixology. Ai nostri giorni il rosolio è caratterizzato ancora dalla delicata fragranza floreale, ma lo spettro delle fragranze si è allargato includendo le note puntute e vigorose delle erbe aromatiche spontanee e quelle armoniche della frutta, dai fichi d’India al bergamotto. Proprio questo profumato frutto calabrese ha ispirato quasi dieci anni fa l’esperto di mixology Giuseppe Gallo nella ideazione del Rosolio di bergamotto Italicus, motore dei festeggiamenti di settembre consacrati allo storico elisir.






