MONTEBELLUNA (TREVISO) - Silvia Semenzin, trentatreenne trevigiana di Montebelluna, è una delle attiviste che, dopo aver dato battaglia per anni contro la violenza di genere, soprattutto quella digitale, hanno ottenuto in questi giorni la chiusura del sito Phica.net, sull'onda del polverone scatenato in principio dallo scandalo del gruppo Facebook “Mia moglie”. La sociologa, che ora lavora a Barcellona per la Ong Ai Forensics, sei anni fa è stata tra le principali promotrici della legge che ha introdotto il reato di revenge porn; nel 2021, poi, è stata autrice, insieme a Lucia Bainotti, del libro “Donne tutte puttane”. Un’esperienza maturata dopo la laurea in Scienze politiche a Padova, un master in comunicazione a Madrid e un dottorato in sociologia all'Università di Milano.

Come sta vivendo le vicende di questi giorni?

«Penso che tanto lavoro svolto negli anni scorsi ora venga finalmente un po' riconosciuto. Provo però anche amarezza. Noi avevamo segnalato il sito Phica.net già nel 2019. Se ci avessero ascoltato, quanta violenza avremmo evitato? In questi anni gli utenti sono quadruplicati».

Come si è mossa nel tempo sul tema?

«Quando è stata presentata alla Camera, con Laura Boldrini, la mozione contro il revenge porn, la ricerca partiva proprio da Phica.net e l'abbiamo illustrata davanti alla Polizia postale, ma a nessuno è interessato. Poi nel 2020 ho scritto un articolo scientifico e nel 2021 il libro. Nessuno però si è mosso e il tutto è stato un po' frustrante. Vorrei chiedere pertanto dove fossero tutti in questi anni».