«Avremmo potuto fermarli prima, la legge sul revenge porn è stata un’occasione persa». Silvia Semenzin, trevigiana di Montebelluna (33 anni), è la "madrina" tecnica della legge che ha introdotto il reato di «revenge porn» e in questi giorni non nasconde il suo sconforto. Quanto successo nell’ambito delle denunce e delle indagini di «Phica.net», il portale dove dal 2005 si pubblicavano (ora è stato chiuso) foto di donne sconosciute o famose senza il loro consenso, per lei è un insuccesso. Sei anni fa, mentre lavorava al disegno di legge che ha introdotto il reato di «revenge porn» aveva utilizzato proprio l’esistenza di «Phica.net» come esempio di ciò contro cui la legge avrebbe dovuto combattere. Il portale all’epoca contava 100mila iscritti. Oggi, poco prima della chiusura erano 700mila. «Le mie sono state parole al vento, lo avevamo detto, ma nessuno ci ha ascoltato».