ROMA – La nuova fase di incubazione è terminata, lo scontro è di nuovo pubblico. Frutto di rancori antichi e sgarbi estivi appena consumati. Roma contro Parigi, Giorgia Meloni contro Emmanuel Macron: ancora, come dal primo istante. E d’altra parte era nell’aria, da giorni.

Da quando la premier ha deciso di ignorare la richiesta dell’Eliseo: sconfessare Matteo Salvini, le sue provocazioni in milanese contro il Presidente. La scintilla è dunque il dumping, ma sarebbe potuto accadere su uno a caso degli altri cento dossier in bilico tra le due capitali.

Non è un caso che Meloni non abbia preso le distanze dal suo vice, d’altra parte. Dopo la tregua di necessità sancita con Macron a inizio giugno durante un vertice romano quasi perfetto, il rapporto è tornato rapidamente a logorarsi. D’estate, poi, è calato il grande gelo con il fondatore di Renew. Lei lo accusa di un eccessivo protagonismo, di scarsa attenzione al gioco di squadra. Lui la considera poco disposta a mediare, troppo incline a reagire vivendo ogni conflitto come fosse personale.

La linea Trump

Non va trascurato il contesto di queste ore, poi: l’Italia, in tutti i formati a cui partecipa, sostiene la linea americana sull’Ucraina, anche a costo di criticare i partner europei. Ma soprattutto, Meloni continua a mettersi di traverso rispetto alla spinta francese nel gruppo dei volenterosi.