Più che un “cubo”, quello di Firenze, è un macigno. Una tegola che, se cade, rischia di fare parecchi danni, mica solo politici. In ballo potrebbe esserci addirittura il futuro Unesco della città dei Medici, che non è proprio una questione marginale: «Bisogna stare molto attenti, è già successo e non una volta sola: è importantissimo, ora, scongiurare questo pericolo», racconta Eike Schmidt che ha diretto un museo del calibro degli Uffizi e che, in città, l’anno scorso, si è candidato come sindaco per il centrodestra. È uno, Schmidt, che Firenze la conosce e la ama per la sua bellezza.
Tocca fare un passo indietro, però. Tocca spiegare come siamo arrivati fin qui: è una settimana buona che l’ex teatro comunale di corso Italia fa discutere i fiorentini. Non garba a nessuno. Alzi gli occhi, specie dal lungarno, e scuoti la testa. «È un obbrobrio, è brutto, non è collegato con il resto del contesto urbanistico, è slegato dallo skyline»: parola di Schmidt, d’accordo, ma parola pressoché unanime di chiunque si sia imbattuto nella sua visione. È che il “cubo nero” della rossa Firenze non piace nemmeno al centrosinistra che la guida, però non è sbucato dal muschio come un fungo in una notte uggiosa di fine estate, ha alle spalle progetti discussi, vagliati e approvati.













