"Non sono molto ottimista, persino la nostra proposta su Horizon, molto indulgente, non ha raccolto la maggioranza necessaria, lancia un messaggio che siamo divisi e se non abbiamo una voce unica su questo non abbiamo voce sulla scena globale".
Lo ha detto Kaja Kallas, alto rappresentante Ue.
Intanto l'attacco è iniziato: le forze israeliane hanno dichiarato ieri Gaza City 'zona di guerra' e avviato le operazioni militari, scatenando l'ira di Hamas che promette "un bagno di sangue" per i soldati dello Stato Ebraico. Sulla testa dei palestinesi piove poi la bomba diplomatica lanciata dagli americani, che hanno deciso di revocare i visti ai rappresentanti dell'Autorità nazionale palestinese, compreso il presidente Abu Mazen, chiudendogli la porta in faccia alla vigilia della prossima Assemblea Onu.
"In conformità con la valutazione della situazione e le direttive del livello politico, a partire da oggi, alle ore 10.00, la pausa tattica locale delle attività militari (per la distribuzione degli aiuti) non si applicherà all'area di Gaza City, che costituisce una pericolosa zona di combattimento", ha annunciato in mattinata l'esercito israeliano. Poche ore dopo, il portavoce Avichay Adraee precisava che "non stiamo aspettando, abbiamo iniziato le prime fasi dell'attacco contro Gaza City", mentre negli stessi minuti i corrispondenti di al Jazeera in città riferivano di "migliaia di sfollati in fuga sotto un cielo oscurato dal fumo dei bombardamenti". L'Idf sta infatti pesantemente martellando le periferie dove opera "con grande forza".











