MONTEBELLUNA - «Non sono un maranza, sono un rider che pratica la bike life». Per i più, è il capobanda del gruppo di ragazzi in bici che girando su due ruote per le strade della città, impennando e andando contromano, seminano il panico fra gli automobilisti. E, in molte occasioni, vengono identificati come bulli, maranza, vandali, componenti di baby gang. Una definizione nella quale, però, lui (e lo stesso vale per i suoi genitori) non si identifica assolutamente, pur nella consapevolezza che degli errori sono stati fatti. Anche perché a tutti è forse sfuggito un aspetto. Quel "capobanda", noto per le acrobazie in bici nella pratica del bike life, è lo stesso che, un anno e mezzo fa, è stato premiato come ragazzo modello dai sindaci di Montebelluna e Trevignano e dal suo preside per un atto salito agli onori delle cronache nazionali. L'inseguimento, a bordo di quella stessa bici, di un ladro che aveva appena scippato una prof, fino a ottenere la restituzione del portafoglio rubato.

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«Noi non siamo né bulli né vandali né maranza -spiega il giovane a fianco dei genitori- Anzi, siamo contro tutto questo e vogliamo combattere bullismo, baby gang, risse. L'episodio dello scorso anno è nato proprio mentre con i miei amici stavamo facendo acrobazie in bici in centro, invece di starcene a casa davanti al telefono. E con quella stessa bici ho inseguito il ladro, combattendo qualcosa di sbagliatissimo». Tutto perfetto e accuse inventate, allora? Assolutamente no, perché sia il giovane sia il suo gruppo, composto da una ventina di ragazzi, di sciocchezze ne hanno fatte. È indiscutibile, e con gli occhi bassi lo ammette lui stesso, che impennare in bici lungo corso Mazzini non sia certo simbolo di correttezza e intelligenza.