Biciclette indisciplinate. Ché, quando va bene, sfrecciano sulla ciclabile e neanche si guardano attorno e, quando va male, invadono i sentieri di montagna, bivaccano attorno alle fontane, si lanciano in discese acrobatiche sulle mulattiere in quota e, spesso, finiscono con l’elicottero giallo del soccorso e l’ennesima corsa, però in ospedale. Ma adesso c’è chi dice basta. Come Matteo Rosa (Fdi), sindaco di Sirtori, paesino di 2.700 abitanti nella Brianza lecchese, che ha emesso un’ordinanza che vieta ai ciclisti di entrare nel cimitero del borgo. Siamo agli sgoccioli dell’estate, ma è andata avanti così per buona parte della stagione: arrivano a comitive, gruppetti attrezzati di una decina scarsa di persone. Uomini e donne. Vanno di polpaccio, caschetto sulla testa, e devi stare attento a schivarli. Devi stare attento, se amministri un municipio, anche a dove si rifocillano, oppure si lavano. A Sirtori capita (spesso) lo facciano al camposanto, alle fontanine per i fiori.
«Entrano con le bici in cinque o sei», racconta Rosa all’edizione milanese del Corriere, «vanno alla fontanella, poi in bagno. Sporcano, urlano, rispondono in malo modo a chi fa loro presente che si trovano in un luogo di culto. Dopo mesi di schiamazzi e conseguente lamentale da parte dei cittadini, la misura è colma: sono intervenuto. Chi non rispetta il mio provvedimento rischia una multa da un minimo di 25 euro a un massimo di 500». E allora eccolo lì, fissato sulla cancellata del cimitero, il cartello che vieta l’ingresso delle due ruote tra i loculi (è anche una questione geografica: Sirtori è in cima alla salita del Lissolo, cioè a un percorso che piace molto agli amanti della bici, e il suo camposanto si trova esattamente alla fine di questo itinerario). È, soprattutto, una necessità dettata dal buon senso. «Ho dovuto mettere i manifesti e chiedere alla polizia locale di presidiare», continua il primo cittadino, «e questoper far rispettare norme che considero di buona educazione. Ma a chi può venire in mente di sciacquarsi tra le tombe? Eppure accade, ora basta».






