Non solo risorse nazionali, ma anche fondi europei, di coesione o come InvestEu, prestiti Bei, e Pnrr da resettare in vista della scadenza ormai prossima del 2026. Sono molte le ipotesi al vaglio per dare una spinta al Piano Casa annunciato dalla premier Giorgia Meloni a Rimini, e conta al momento su finanziamenti per 660 milioni di euro distribuiti su più anni ("un'inezia" come l'ha definita Matteo Salvini).
Il governo è al lavoro ed anche la maggioranza ha dalla sua una serie di proposte che possono fornire una base di partenza: canoni sociali minimi negli appalti pubblici finalizzati all'edilizia sociale e ricorso al partenariato pubblico-privato.
Come spiegato da Erica Mazzetti, responsabile nazionale dipartimento lavori pubblici di FI, per promuovere rigenerazione urbana, edilizia sociale e convenzionata, energia sostenibile, si potrebbero utilizzare le garanzie delle società statali come Sace, Invimit, Consap, ma anche quelle europee tramite il Fesr, il Fondo europeo di sviluppo regionale. Nell'ambito di accordi di partenariato pubblico-privato si potrebbe anche ricorrere al "leasing di costruzioni".
Praticamente un contratto di locazione finanziaria che permette di finanziare la costruzione di un immobile, fornendo all'impresa costruttrice i fondi necessari attraverso un soggetto finanziario. La pubblica amministrazione può poi pagare canoni periodici per l'uso dell'opera completata, che diventa di sua proprietà a fine contratto. In alternativa l'impresa può optare per l'acquisto tramite riscatto. Un intervento appare in ogni caso impellente. La Cna fa notare che il costo dell'affitto di un'abitazione in media assorbe il 43,7% della retribuzione netta di un operaio ma a Milano sfiora il 65%, in città come Firenze, Roma e Bologna supera il 50%. Livelli proibitivi che bloccano la circolazione dei lavoratori e contribuiscono negativamente alla domanda-offerta di lavoro. Inoltre, secondo Facile.it, sono più di 1 milione i giovani tra i 29 e i 39 anni che vorrebbero comprare casa, ma non possono farlo perché non hanno sufficienti capacità economiche.







