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Ultimo aggiornamento: 17:46
Solo nella provincia di Caserta ci sono 448 cave tra attive, chiuse, abbandonate ed abusive. Ed è da questo dato, e da questo territorio, che partono le proteste per il disegno di legge regionale campana sulle cave, in discussione a fine legislatura. Un testo che dietro la formula della ‘riqualificazione’ delle aree interessate vuole modificare una normativa del 1985, e rimettere in moto le ruspe. All’audizione in commissione, oltre alla voce contraria delle associazioni ambientaliste (Legambiente e Wwf), e degli enti locali interessati, si è alzata quella forte e chiara della Chiesa. Il parroco don Nicola Lombardi ha letto un documento del vescovo di Caserta e Arcivescovo di Capua, Pietro Lagnese, di “totale dissenso” alla eventuale ripresa delle attività estrattive.
Secondo il Vescovo il territorio casertano ha già subito uno “sfregio” inguaribile, le colline tifanine sono diventate “uno spettacolo spettrale” di colline verdeggianti divorate dall’estrazione del calcare. L’allora Vescovo di Caserta, Monsignor Raffaele Nogaro, definì quelle visioni simili a un “girone infernale”. E se si riprende a scavare andrà a finire che la logica del profitto prevarrà su quella della conservazione dell’ambiente. “Se veramente lo scopo è quello di riqualificare – scrive Monsignor Lagnese – lo si faccia attraverso l’adozione delle più moderne tecniche di ingegneria naturalistica ma senza permettere l’estrazione di altro materiale calcareo. Sarebbe questo un premio dato a chi in passato ha lucrato violando le leggi civili e quelle divine sul rispetto del Creato”.






