“Perché giudichiamo sempre (e come smettere di farlo)” è un titolo che attira, soprattutto se lo trovi sul New York Times e quindi acquista un’autorevolezza che lo eleva, lo rende migliore di default – potrebbe non esserlo, ovviamente – rispetto a uno simile pubblicato su riviste femminili o sitarelli. L’assunto di base è che tutti giudicano tutti. Ora, che questo accade è risaputo persino tra i Sentilenesi (la tribù più isolata al mondo) e accade da secoli prima dei social. Certo sui social la faccenda del giudizio è diventata quasi grottesca: non c’è quasi più condivisione di informazioni o contenuti, anche perché di chi condivide informazione o contenuti non frega una mazza a nessuno, quindi via con le opinioni meglio se con giudizio sotteso o, cara grazia all’algoritmo, urlato.
Ogni mattina un influencer si sveglia e sa che dovrà dire la sua su un argomento qualsiasi, purchessia, meglio se attaccando qualcuno. Ma noi – tutti – giudichiamo anche senza accorgercene: quando capisci che stai per farlo, la neuropsicologa Sanam Hafeez, di New York, consiglia di “rallentare e controllarti”. Dovresti chiederti: “Perché questo ha importanza per me? Sto solo osservando, o ci sto proiettando sopra il mio significato? Questo pensiero giudicante riguarda davvero questa persona o riguarda il modo in cui mi sento io stessa?”. Ora, effettivamente può darsi che, dopo aver cercato di ricordare queste domande, essersele fatte, e avere risposto, la voglia di essere giudicanti sia passata.







