Non c’è azienda a conduzione familiare di maggior successo di quelle che si occupano di politica. C’è chi le chiama dynasty, per affibbiarne un’enfatica aura di ironia; e chi le studia come un fenomeno di degenerazione sociale, definendole con freddo distacco: «espressione di familismo amorale». Niente di tutto questo se persino i paladini dell’ O-ne-stà, quelli della scatoletta di tonno, hanno sottoscritto un patto con la famiglia De Luca, vale a dire con coloro che pochi giorni prima erano additati come nemici da abbattere. E il riverbero delle ditte familiari si avverte rumoroso nel registro che sembra guidare la mano di chi, nei prossimi giorni, stenderà le liste dei candidati al consiglio regionale della Campania. Un mezzo esercito di mogli, figli, fratelli pronto a impugnare il gladio e a indossare il cimiero per gettarsi nella mischia. Certo, non è ancora spuntata l’alba della campagna elettorale (manca l’ufficializzazione della candidatura alla presidenza della Campania di Roberto Fico per il centrosinistra; mentre il centrodestra, come Diogene, è ancora alla ricerca dell’uomo da immolare nella battaglia, sebbene poi si prenda la libertà di criticare quanto avviene nel campo avversario) e quindi ogni indiscrezione sui nomi dei possibili candidati consiglieri potrebbe essere confutata il giorno dopo. Tuttavia, il flusso di anticipazioni racconta se non uno scenario deciso, un clima incerto ma non del tutto inverosimile.