Compie 65 anni in questo 2025, il film Il compagno don Camillo, l’ultimo realizzato con Fernandel e Gino Cervi, per la regia di Luigi Comencini. Ebbene, ricordate l’ultima scena del film, quella in cui Peppone, travestito da prete, si accinge a partire per l’America assieme al parroco di Brescello e suo eterno rivale, appena tornato dalla “scampagnata” clandestina in Unione Sovietica? Il quadro è sempre stato considerato una sorta di tradimento della vicenda narrata da Guareschi, che non prevedeva affatto, alla fine dell’avventura russa, una “nemesi statunitense” del compagno Giuseppe Bottazzi nei confronti del parroco che, vedendo Peppone in abiti talari, rivolto al Crocifisso appeso allo specchietto del pullman dirà: «Signore, avete visto Peppone senza baffi che faccia da prete che ha?». Ebbene, niente di più fuorviante. Giovannino Guareschi aveva pensato proprio a un seguito: all’Avventura in USA!

La nuova serie di racconti di Mondo piccolo, che si affaccia sul Mondo grande è, sfortunatamente, solo abbozzata in uno dei tantissimi quaderni della serie “spunti e idee”, scritti da Guareschi sul verso delle pagine dei notiziari Edison e conservati nell’archivio di Roncole Verdi. Il titolo della serie di note è, appunto Avventura in USA e prende le mosse da un invito, rivolto a un gruppo di agricoltori cattolici italiani di varie province, da colleghi statunitensi. Scrive Giovannino: «I viaggiatori saranno guidati da Monsignor don Camillo». La premessa sembra molto simile a quella del finale cinematografico del Compagno don Camillo, con il ricatto, stavolta ad opera di Peppone, per poter partire in abito simulato e con i documenti, rigorosamente falsi, ma apparentemente in perfetta regola. Invece, Guareschi immagina tutt’altro e, infatti, scrive negli spunti: «Uno degli agricoltori italiani, all’ultimo, emigra in Australia. Don Camillo ha pronti tutti i documenti collettivi. L’uomo emigrato assomiglia a Peppone. Don Camillo invita Peppone in USA». Così, l’inizio di questa nuova storia di Mondo piccolo sembra una sorta di riconciliazione fra i due rivali, con il combattivo pretone che, visto l’esito della “trasferta” sovietica, arriva addirittura a invitare il sindaco comunista a seguirlo nel viaggio oltreoceano. Dopo le prime inevitabili scaramucce, si arriva al nucleo centrale della vicenda: come nel Compagno don Camillo giunge il contatto con gli emigrati. In Russia era il militare italiano disperso, in USA è un anziano, ormai ottantacinquenne, arrivato in America nel 1919, dopo la grande guerra. A questo punto sappiamo anche dove sono giunti i viaggiatori, visto che il vecchio, con la sua grande famiglia, vive, come molti altri emigrati italiani, nel quartiere newyorkese di Little Italy, ma, come moltissimi compaesani, pensa continuamente alla patria lontana. Quindi Guareschi comincia a raccontare la storia di questa straordinaria famiglia, arrivata dall’Italia 46 anni prima e procede come in tutte le sue favole vere: puntigliosamente traccia tabelle con date e progredire dell’età dei protagonisti. Il vecchio aveva 40 anni, quando è sbarcato a New York, con cinque figli, rispettivamente di 5, 4, 3, 2 e 1 anno di età, tutti nati in Italia. Altri cinque nasceranno negli anni dal 1920 al 1924 e questi, fa dire Guareschi al vecchio, sono americani. Tutti e dieci hanno fatto la guerra, ma mentre i cinque italiani sono tornati tutti, dei cinque americani ne sono tornati solo quattro. «Uno è rimasto laggiù e ci farà compagnia – dice il vecchio – abbiamo già la tomba di famiglia al paese».