Chi ha detto che uscire d'estate nuoce al destino di un film? 50 anni fa toccò ad "Amici miei", il capolavoro di Mario Monicelli che resta oggi un racconto tanto giovane e perenne da essere entrato nel vocabolario per le sue battute memorabili (la "supercazzola" è solo l'esempio più famoso) e per aver segnato il costume di una generazione come era accaduto a "La dolce vita" 15 anni prima.
Mettere insieme questi due capolavori ha senso perché conferma come la commedia, genere che ha reso l'Italia famosa in Europa, possa avere lo stesso status di qualità del cinema d'autore che aveva portato i nostri registi all'Oscar e alla stima nel mondo.
L'anteprima festivaliera di "Amici miei" ebbe luogo nel mese di luglio 1975 al Teatro Greco di Taormina e successivamente la commissione di censura impose un divieto ai minori di 14 anni che, paradossalmente, attirò l'attenzione di un pubblico più vasto e curioso. Infatti, uscito come "un'altra delle commedie all'italiana", il film non ebbe subito un grande consenso di critica; solo il crescente favore del pubblico lo impose all'attenzione, fino a trasformarlo nel re degli incassi, in grado di guardare dall'alto in basso anche Steven Spielberg che aveva nelle sale "Lo squalo".







