Mentre il Comune di Milano preparava il bando per dare una casa nuova al centro sociale Leoncavallo, Giorgia Meloni a Rimini lanciava il piano casa del governo. La coincidenza immobiliare è un testacoda politico interessante, è il chiodo al quale si appende il quadro del governo della destra e della leadership di Meloni, perché il suo discorso al Meeting di Rimini per alcuni è stato la rivelazione di un fenomeno nuovo che in realtà è presente sulla scena da tre anni.

Ieri ho letto alcuni commenti sui giornali che parlavano della «democristianizzazione» (Antonio Polito sul Corriere della Sera) e del «centrismo» di Meloni (Claudio Cerasa sul Foglio), ma il presunto centrismo di Meloni ha un altro nome, si chiama pragmatismo, non è una questione ideologica, non c’è un trasformismo dei valori, né una furbizia tattica né uno spostamento sull’asse destra -sinistra, è un metodo di governo che fa i conti con le sfide del presente. Dopo tre anni non c’è una novità, ma la continuazione di un lavoro impostato così fin dal primo giorno, è una lunga sequenza di atti, decisioni, frenate e accelerazioni che costituiscono la cifra del governo e lo rendono un esperimento interessante per altri Paesi che invece sprofondano in una crisi di sistema, in una stagione di instabilità e pericolo imminente.