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Sul set il divo è quasi autobiografico. Ma salta la conferenza stampa per una "sinusite"
da Venezia
Un film sul divismo, in una Mostra del cinema qual è Venezia, ci sta di diritto. Se poi ci si aggiunge una riflessione su quello che è il mestiere dell'attore, l'interpretare più ruoli e però mai sé stessi, quel diritto si raddoppia, perché, il cinema, si sa, è da un lato la fabbrica dei sogni e dall'altro fa un po' parte della nostra memoria, nel senso che noi siamo anche i film che abbiamo visto, che in qualche modo ci hanno segnato. Se, infine, a interpretarlo è George Clooney, ovvero qualcosa che ancora assomiglia a quello che fu il divismo di un'epoca in cui le "stelle" erano sì inafferrabili perché lontane, ma proprio per questo più vicine alle nostre fantasie, quel diritto è triplicato e, insomma, è alla massima potenza.











