La vita, realmente, a volte imita l'arte: è un racconto che ha dominato la giornata alla Mostra del cinema di Venezia: quello intorno a George Clooney, di ritorno in gara con Jay Kelly di Noah Baumbach.

Il film, recitato da un supercast che comprende Adam Sandler, Laura Dern, Billy Crudup, Greta Gerwig, è un viaggio cinematografico, fisico e interiore del divo Jay Kelly (Clooney) che si mette in discussione.

Una storia di fama e vulnerabilità come quella capitata al suo protagonista, che per un'improvvisa sinusite ha saltato la conferenza stampa ma dovrebbe comunque arrivare sul red carpet. "Anche le star si ammalano" ha commentato con un sorriso Baumbach, che ha parlato del suo rapporto con l'amico George. "Non mi commuovo di solito, ma questa volta mi sono commosso. Volevo lavorare con George alzando l'asticella. Era una grande sfida, ma ho sempre pensato: questo ruolo è per Clooney".

La vulnerabilità umana è al centro anche del ritorno in gara, a due anni dal Leone d'oro per Povere creature!, del sodalizio tra il regista greco Yorgos Lanthimos e Emma Stone. Stavolta ci riprovano con Bugonia in cui l'attrice premio Oscar interpreta Michelle Fuller, implacabile Ceo di una grande azienda che dietro l'apparenza ha pochi scrupoli etici. Nel film la manager si ritrova vittima del rapimento da parte di due giovani cugini poveri, isolati, apicoltori e cospirazionisti, Teddy (Jesse Plemons) e Donny (Aidan Delbis). Teddy infatti si è convinto che Michelle Fuller sia un'aliena, proveniente da Andromeda. E proprio l'elemento extraterrestre ha appassionato Emma Stone: "Pensare di essere soli nell'universo è narcisistico, così, se lo volete sapere, ve lo dico: credo negli alieni. Anzi: forse io stessa sono aliena" ha detto. Lanthimos sottolinea invece come la storia non sia affatto distopica, "anzi, riflette il mondo reale, quello che succede adesso. E poi racconta di molte cose che non vediamo o non vogliamo vedere come, ad esempio, il cambiamento climatico che sta rovinando il mondo in cui viviamo".