Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 7:50

Che cosa ha insegnato l’uragano Katrina? Sviluppatosi dal 23 al 31 agosto di 20 anni fa, l’uragano provocò lungo la corsa quasi duemila vittime a New Orleans e dintorni (Fig.1). Sul bilancio federale, la catastrofe pesò circa 205 miliardi di dollari solo per riparare i danni. La cifra esclude quanto sborsarono le assicurazioni.

Sarebbe velleitario discutere qui ogni aspetto della sua eredità. Katrina ha modificato ogni prospettiva con cui affrontiamo gli estremi idro-meteo, dalla progettazione idraulica e urbana alla previsione e prevenzione dei rischi naturali; poi la gestione dell’emergenza, gli strumenti finanziari e assicurativi di salvaguardia e recupero. Non solo, il suo tragico impatto ha sollevato enormi temi di giustizia ed etica sociale, politiche urbane e ambientali, arte e cultura, educazione dei giovani, vita delle comunità, trasparenza mediatica.

In ambito idraulico, Katrina ha insegnato a progettare in base al rischio, non alla categoria del fenomeno, l’uragano. Non solo la forza del vento, ma le mareggiate e le precipitazioni estreme vanno associate all’analisi della subsidenza e dei meccanismi combinati all’origine delle inondazioni. Il Sistema di Riduzione del Rischio dei Danni da Uragani e Nubifragi di New Orleans (Hsdrrs) che vale 14,5 miliardi di dollari, prevede non solo argini e muri ma anche chiusure permanenti e temporanee di canali e pompaggi, standard più elevati di sicurezza, revisione indipendente dei progetti. La premessa — il rischio valutato in ragione secca del periodo di ritorno centennale — segna un passo avanti ma l’esito è ancora lacunoso. Il rischio si evolve sotto la minaccia dell’innalzamento del livello marino, per la crescente frequenza delle alluvioni lampo, con le trasformazioni territoriali che mutano esposizione e vulnerabilità.