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Il tedesco che ha portato tre stelle nella capitale lavora con impegno per una cucina sana e leggera ma gustosa
Più longevo di Francesco Totti, Heinz Beck è da trentun anni in cima al ristorante più in cima di Roma, non solo per la posizione, la vetta di Monte Mario, una collina che guarda Roma srotolarsi ai suoi piedi, e certi giorni all'ora del tramonto è tutto uno struggersi, ma anche perché è l'unico nella storia di Roma (e a Roma la storia si sa, è una cosa seria) ad aver ottenuto le tre stelle Michelin, alla Pergola.
Quando arrivò, questo piccolo bavarese saputello e orgoglioso che fino ad allora si era occupato soprattutto di pasticceria, la ristorazione a Roma era quasi medievale, eravamo nei primi anni Novanta e chi voleva far bella figura andava a cena o in ristoranti di pesce (un must, nella capitale) oppure in posti dove resistevano liturgie anni Ottanta, piatti flambé oppure salse e fondi francesizzanti serviti da camerieri con i piedi piatti. Non c'era alcuna identità gastronomica di alto profilo, solo scimmiottamenti. Ci ha dovuto pensare un tedeschino tutto pepe a mettere la Città Eterna dove merita di essere, almeno a livello gastronomico, e a creare un codazzo di emuli che, se non hanno preso da Beck la filosofia di cucina, ne hanno mutuato le ambizioni giustamente internazionali: pensiamo ai bravissimi Anthony Genovese, Daniele Lippi, Andrea Antonini, Domenico Stile, tutti a bottega dal maestro.






