Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Lo chef franco-calabrese del Pagliaccio di Roma, da anni due stelle Michelin, celebra l’importante anniversario senza inutili nostalgie ma raccontando che cos’è ora la sua cucina. Il menu è un vero “concept”, colto ed entusiasmante, e trae ispirazione da mille suggestioni diverse. Suo complice il general manager Matteo Zappile, grazie al quale la sala lavora magnificamente
Anthony Genovese è un personaggio piuttosto anomalo della scena gastronomica romana. Franco-calabrese, con una parlata irresistibile che mixa le due lingue e che ha resistito a oltre due decenni di tentativi di corruzione da parte del romanesco, dal 2003 è alla guida del Pagliaccio, un ristorante nel cuore più bello di Roma (via dei Banchi Vecchi, 129a, nel rione Ponte), che da diversi anni è considerato tra le migliori tavole della capitale e dal 2009 vanta due stelle Michelin. Genovese è cambiato molto nel tempo. Lo ricordo diversi anni fa, già molto celebrato, eppure piuttosto introverso. La sua cucina era piena di spunti, di pensieri, di meditazioni, e soprattutto di spezie. “La gente mi chiamava l’indiano”. Ciò lo rendeva un po’ avulso rispetto al red carpet che allora si stava srotolando nel mondo dell’alta cucina. Ma erano altri tempi. Oggi Genovese è un uomo di 57 anni felice e realizzato e la sua cucina ha perfino un po’ il gusto dell’autocitazione.






