BELLUNO - Luglio e agosto da sovraccarico per la montagna bellunese: un refrain più che una notizia che, comunque, può essere considerata sotto vari punti di vista. Uno è quello della fauna locale: che ricadute ci sono per animali che, per loro natura, amano stare in disparte? A offrire un’analisi è Michele Cassol, dottore forestale, noto esperto di fauna vertebrata. Subito l’esempio è eclatante, citando un’ eccellenza faunistica - il gallo cedrone - presente, in provincia di Belluno, dal Comelico al Grappa, dall’Alto Agordino alla Valle di Zoldo. Qualche esemplare vive nella catena Visentin-Cesen, raro nel Cansiglio bellunese: «Il gallo cedrone è schivo, diffidente, elusivo. Seleziona con grande accortezza il suo habitat, è, insomma molto esigente. Nelle fasce alpine e subalpine desidera stare indisturbato. Ed è suscettibile ai disturbi antropici conseguenti all’overtourism. Direi che è una vittima illustre di questo aumento di presenze». Cassol tiene a precisare che, peraltro, non si deve fare di tutta un’erba un fascio visto che alcune aree della provincia, come l’Oltrepiave, ha boschi non toccati dal turismo di massa.
Sta di fatto che ci sono specie più sensibili e specie meno sensibili: «Ecco che gli animali che risentono maggiormente dello stress da overtourism, quando c’è rumore intorno, abbandonano il loro habitat e vanno in zone che magari sono per loro meno idonee, vivono peggio e si riproducono meno, con ripercussione, quindi, sulla popolazione». Una sorta di migrazione che, a causa di rumori forti, avviene anche d’inverno. Cassol ricorda un caso registrato in Francia: «I cannoni utilizzati per far cadere artificialmente le slavine e mettere in sicurezza le piste da sci hanno inciso sulla salute di pernici bianche e coturnici che scappano in un periodo dell’anno in cui sono più vulnerabili. Volando lontano si indeboliscono ancora di più e si espongono a parassitosi che possono portare a morte». Cassol invita, quindi, all’attenzione a proposito di gufi reali e falchi pellegrini. Rivolgendosi, in particolare, agli arrampicatori: «Sono rapaci che hanno i nidi su alcune falesie presenti in provincia (in nome della loro tutela non dice dove, ndr). Sono sensibili e per questo occorre evitare la frequentazione nel periodo riproduttivo, da fine inverno alla primavera».







