Sono in molti oggi ad arrogarsi il titolo di innovatori sommi, di rivoluzionari prometeici, ma la verità è che il più delle volte sono solo parole nel vuoto, passate di smalto sul nulla. La questione è complessa, certamente, e generalizzare a poco serve, ma le estetiche di vero impatto, capaci di riscrivere non solo la superficie delle cose, ma di riprogrammare modi e atteggiamenti, di liberare energie suggerendo altre maniere di essere - in genere più libere, ma non è regola assoluta - sono il risultato di un modo specifico di fare gli oggetti.

Eppure l’innovazione strutturale è, sempre più, appannaggio di pochi, mentre si moltiplicano i designer-stylist, di fatto assemblatori invece che costruttori.