Rebecca, Christine e Talon Vance sono morti nella foresta di Gunnison, in Colorado, nei pressi del Gold Greek Camp, a tremila metri di altitudine. Il decesso risale a luglio 2023. A due anni dalla tragedia familiare sono emersi nuovi dettagli definiti “inquietati” e resi noti dal giornalista del San Francisco Chronicle, Ted Conover, che ha raccolto testimonianze e racconti di amici e parenti delle due donne.
Il rifugio nella foresta per paura di un complotto
Le due sorelle quarantenni e il figlio tredicenne della prima si erano rifugiati nella natura selvaggia per vivere lontano dalle città e dalle persone. Una decisione presa da Rebecca per paura che i «potenti volessero controllare o addirittura sterminare l'umanità». Teorie di un complotto inesistente, ma che hanno contaminato la sua mente portandola a fare scelte ingiustificate. I tre sono morti lottando contro fame, malattie e le dure condizioni meteorologiche. I loro corpi sono stati rinvenuti a poche centinaia di metri dalla tenda allestita nella foresta undici mesi dopo la fuga dalla città. Ma cosa è successo?
Forse la pandemia ha scatenato le paure di Rebecca
Cosa sia successo a Rebecca e quando nella sua mente si siano installate le teorie del complotto non si sa con certezza. A detta di molti, in particolare della sorellastra Trevala Jara, che ha aiutato a ricostruire la vicenda, la pandemia da Covid-19 ha avuto un forte impatto su di lei. Nel periodo di incertezze, paure di fronte a un virus sconosciuto e letale, «Rebecca aveva trascorso gran parte della pandemia incollata al computer, diventando sempre più ossessionata dalle teorie del complotto e dalla fine del mondo», spiega Ted Conover, riprendendo le parole di Trevala Jara. «Temeva i vaccini, la tecnologia e il potere delle élite globali e pensava che l'unica via di fuga fosse allontanarsi il più possibile dalle altre persone».






