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Da diversi giorni le acque al largo del Venezuela sono al centro di un inusuale scambio di annunci sul dispiegamento di navi militari. La scorsa settimana il presidente statunitense Donald Trump aveva ordinato l’invio di tre cacciatorpedinieri, un incrociatore lanciamissili e un sottomarino a propulsione nucleare verso le coste del Venezuela, con l’impiego di 4.500 militari, di cui 2.200 marines: sosteneva che i mezzi fossero necessari per contrastare il traffico di droga diretto verso gli Stati Uniti.

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro aveva definito la mossa statunitense una «aggressione militare» e un tentativo di sovvertire il regime venezuelano e aveva annunciato a sua volta l’invio di navi da guerra nel golfo del Venezuela e nel mar dei Caraibi, che fanno parte delle acque territoriali del paese. Ora il ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino, ha annunciato l’inizio delle operazioni di pattugliamento navale, che verranno realizzate anche con l’impiego di droni.

Il cacciatorpediniere USS Sampson, una delle navi mandate verso il Venezuela (U.S. Pacific Command via AP)

Secondo l’amministrazione Trump, le navi militari avranno come obiettivo le barche e le navi che portano negli Stati Uniti il fentanyl (tra gli oppioidi più potenti in circolazione). Il Venezuela è un paese di passaggio nel traffico di cocaina, ma non ci sono indicazioni di produzione di fentanyl nel suo territorio.